Il progetto RODRIC – Restore Order in Internet Claims

 

Il World Wide Web ha cambiato il modo in cui capiamo e veniamo a conoscenza del mondo e della realtà che ci circonda. Ogni essere umano collegato alla rete ha accesso ad una quantità pressochè illimitata di informazioni, testi scritti e materiale audiovisivo. Grazie ad Internet, la comunicazione tra individui e la condivisione di contenuti è senza barriere e può avvenire istantaneamente. Ciò ha permesso in passato l’organizzazione di mobilitazioni dal basso che hanno coinvolto milioni di persone ed ha cambiato il mondo del giornalismo, ora in competizione con i social media, in grado di fornire autonomamente  “copertura live” di eventi come il fallito colpo di stato in Turchia del 15 luglio 2016.

Uno dei problemi più gravi legati all’uso di Internet è l’offerta non filtrata di informazioni. Si è passati da un modello centralizzato delle testate giornalistiche al modello informale dei blog e dei siti di informazione. Ne abbiamo guadagnato in termini di pluralismo, ma stiamo pagando un prezzo alto in termini di diffusione di notizie false e di credenze fasulle. Non sono più i giornalisti a filtrare le informazioni e controllare la veridicità dei fatti, ora sta al singolo utente il compito di valutare l’affidabilità dei contenuti.

Il lato oscuro di Internet

La situazione è disastrosa. È capitato a tutti, ameno una volta, di vedere un amico su Facebook condividere una bufala (di recente: “Harrison Ford è scomparso a 74 anni“) oppure scambiare una notizia di Lercio per una vera. Uno studio recente della Columbia University e del French National Institute, scrive il Washington Post (qui in italiano), stima che il 59 percento dei link condivisi sui social media non sono mai stati in realtà aperti. In altre parole, la gente condivide link ad articoli e siti (e commenta, aggiungerei) senza leggerne il contenuto. Posso confermare questo dato, perchè ho osservato lo stesso comportamento attraverso le statistiche del sito e dell’account Twitter. Alcuni ricercatori del IMT di Lucca hanno studiato la diffusione di bufale, come il caso famoso della notizia falsa riguardante l’inesistente Senatore Cirenga. I loro studi sono stati pubblicati su riviste scientifiche ed hanno confermato la gravità del fenomeno.

Per concludere il quadro della situazione, aggiungo che il comportamento superficiale di molte persone come “fornitori” volontari o involontari di disinformazione è accompagnato da una grande fiducia per quello che trovano su Internet. Un recente sondaggio dell’Oxford Internet Institute rivela che, tra i britannici che usano regolarmente la Rete, questa è considerata una fonte di informazione più affidabile di giornali, televisione e radio (grafico qui sotto).

reliability internet

 

Lotta alla disinformazione: Serve un nuovo approccio

Nonostante l’ammirevole sforzo di siti anti-bufala (o debunking) come Paolo Attivissimo, BUTAC (Bufale un Tanto al Chilo) e Bufaleweb.net, la situazione non mostra segni di miglioramento. Recentemente sono nate alcune iniziative che provano approcci alternativi per contrastare la diffusione di bufale, ma sono ancora in fase sperimentale e non mi pare che abbiano prospettive di successo. Il problema è che non tengono presente alcune questioni fondamentali:

  1. Il fact checking centralizzato richiede grandi risorse giornalistiche e finanziarie, nonchè una elevata reputazione. Solo i più famosi quotidiani internazionali, come Le Monde e New York Times, hanno potuto aprire un’unità specializzata al controllo della veridicità delle informazioni più rilevanti e delle affermazioni dei politici più importanti;
  2. Uno studio, sempre del IMT di Lucca, afferma che il debunking ha l’effetto perverso di rafforzare la convizione di chi crede, ad esempio, nelle teorie dei complotti. Il motivo è che i sostenitori di queste teorie adorano essere controcorrente e hanno una sfiducia profonda per chiunque mostri in qualche modo di difendere l’establishment. Per di più, criticarli pubblicamente ha il solo risultato di far pubblicità alle loro teorie e rischiare di avvicinare altre persone a queste “religioni”;
  3. (Corollario) La gente che crede alle bufale non ha fiducia negli esperti, per cui le iniziative che etichettano le notizie come vere/false per mano di qualche giornalista o esperto sono destinate ad essere inefficaci;
  4. Il fact checking si limita spesso a controllare la veridicitá dei fatti, come ad esempio se la notizia del presunto annullamento del reato di pedofilia in Turchia subito dopo il contro-golpe di Erdogan fosse vera o meno (ovviamente no!). Contraddire le affermazioni e le credenze controcorrente (esempi: i vaccini fanno male oppure l’economia italiana è in crisi a causa dell’Euro) è invece molto più complicato. Il problema è che simili affermazioni e credenze sono spesso interpretazioni sbagliate di fatti veri.

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Il progetto RODRIC

Il progetto Restore Order in Internet Claims (RODRIC) ha l’intento di fornire uno strumento per la revisione di Affermazioni e Credenze (A&C) che circolano sulla rete. L’approccio è innovativo e punta al coinvolgimento dal basso degli stessi utenti della rete.

Power to the people. Ma con un piccolo accorgimento…

L’idea di fondo è che la cosiddetta conoscenza collettiva della Rete è inaffidabile perchè è una media semplice del sapere degli utenti. Pura quantità, senza aggiustamenti qualitativi. Prima di internet, gli esperti svolgevano il ruolo importante di filtrare le affermazioni infondate (semplicemente, non scientifiche) per proteggere la società dalle consequenze di prendere decisioni politiche basate su credenze fallaci. Con Internet, la diffusa antipatia della gente per gli esperti ha portato molti a credere automaticamente a chunque si venda come opinionista alternativo e controcorrente. Il risultato è che gli esperti sono ora in minoranza perchè troppe persone sono diventate attive divulgatrici di teorie anti-scientifiche o, semplicemente, bufale.

La gente si fida solo della gente. Come usare allora la conoscenza collettiva contro la disinformazione?

Il punto di partenza è il trovare un modo di filtrare la conoscenza collettiva estraendone la componente di qualità. Lasciando la possibilità a ciascun utente di votare e fornire una valutazione dell’affermazione o credenza basata sulla propria opinione. La valutazione dovrebbe essere espressa in modo sintetico, attraverso un rating simile a quello dato ad un prodotto sul sito di Amazon oppure ad un film su IMDB, (scala da 1 a 5).

La differenza è data dal calcolo del rating complessivo. Il peso di ciascun voto è determinato dalle risposte che l’utente darà alle domande di un breve quiz che valuti il livello delle sue conoscenze sull’argomento. Soprattutto, la sua capacità di comprensione dell’argomento. Ad esempio, un individuo che non è consapevole della differenza tra causalità e correlazione non è in grado di esprimersi su molti temi di economia. Alla fine del breve questionario, il rating dell’utente avrà un peso proporzionale al numero di risposte giuste.

Il progetto RODRIC punta a creare un sito che faccia da aggregatore di A&C e fornisca, per ciascuna di loro, un rating, cioè una rapida sintesi della loro affidabilità. Come già discusso in precedenza, associare ad una affermazione o credenza l’opinione di un esperto non sarebbe di aiuto perchè troppe persone non si fidano degli esperti. La valutazione è allora il risultato della conoscenza collettiva, ma filtrata sulla base del Quiz di conoscenza.

Perchè dovrebbe avere successo?

Ci sono alcuni motivi che portano a pensare che questo sistema possa riscuotere successo:

  • la gente ama basare la propria opinione sui rating;
  • alla gente piace lasciare rating e, soprattutto su temi scottanti, ama dire la sua;
  • molte persone si divertono a partecipare ai quiz. I quiz devono essere interessanti per chi partecipa. Non devono creare frustrazione ma piuttosto devono sentirsi stimolati e indotti a partecipare di frequente (non sulle stesse A&C);
  • Il rating finale sarebbe il risultato dell’opinione della gente, non di esperti.

 

Interessato?

Il progetto al momento ha solo il nome e non è ancora partito.

Non è di semplice realizzazione e sono aperto a collaborazioni, per cui nel caso tu fossi interessato scrivimi un messaggio su Twitter (https://twitter.com/crudedatalash).

In ogni caso, i commenti sono più che benvenuti!

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