Moratoria Francese sulle Trivelle: Pubblicità Ingannevole

Referendum: i VotaSi pubblicizzano la proposta di moratoria in Francia. Purtroppo, stanno solo segnando un clamoroso autogol.

Circolano nelle ultime ore notizie del tipo “Svolta Francese: Stop subito alle Trivelle“. La ministra francese dell’ambiente dell’Ambiente e dell’Energia, Ségolène Royal, avrebbe annunciato una moratoria immediata sulla ricerca di idrocarburi in mare. Troppo alti i rischi ambientali.

La notizia viene rilanciata in Italia dai sostenitori del “Si” al referendum del 17 Aprile prossimo, con l’intento di convincere gli italiani a votare per bloccare il rinnovo dei permessi per estrarre idrocarburi in mare entro 12 miglia dalla costa (poco più di 22 chilometri da terra). A mio avviso questo è un autogol, perchè mette in luce l’impianto ingannevole dell’intera campagna mediatica.

La campagna per il Sì è stata purtroppo caratterizzata da un alto livello di disinformazione. Per capire perchè, basti far attenzione al fatto che il referendum è stato chiamato “Stop Trivelle” ma il quesito referendario ha ben poco a che vedere con le trivelle, che tecnicamente sono gli strumenti usati per esplorare ed iniziare l’estrazione di idrocarburi da nuovi siti.

entro 12 miglia oltre 12 miglia
Trivelle (esplorazione) già vietate dal decreto del 2010 non oggetto del referendum
Piattaforme (estrazione) oggetto del referendum non oggetto del referendum

Il referendum riguarda soltanto le aree entro le 12 miglia dalla costa e fino a questo limite ogni nuova trivellazione è già vietata per legge (decreto Prestigiacomo del 2010). Il ministro francese ha proposto una moratoria sulle nuove trivellazioni, non sull’estrazione da siti già attivi. I francesi non hanno intenzione di chiudere impianti che già producono. L’uso di questa notizia a sostegno del “Sì” è chiaramente una contraddizione.

lemonde_ss
dal sito lemonde.fr

Ci sarebbero molti altri esempi di disinformazione, ne elenco brevemente alcuni:

  • I sostenitori del Sì spaventano la gente facendo leva sulla memoria legata alle immagini di animali completamente ricoperti di greggio e di coste sfregiate dalla marea nera. Poi però, scopriamo che il referendum riguarda per la maggior parte piattaforme per l’estrazione di gas metano, non di petrolio! Controllate pure sulla lista del ministero oppure, se preferite, su quella in fondo a questo dossier di Legambiente. Oppure i dati riportati in quest’altro articolo.
  • c’è molta gente in giro che crede che votando Sì l’effetto sarebbe solo quello di evitare il rinnovo automatico delle concessioni, invece no. Il blocco alle concessioni sarebbe permanente e le piattaforme andrebbero chiuse (vogliamo parlare dei rischi ambientali legati alla chiusura di una piattaforma attiva che estrae gas?).
  • il dibattito sulle ricadute occupazionali, che ho trattato in quest’altro articolo.
  • la bufala delle royalties all’80% in Norvegia (da Linkiesta);
  • predicano la responsabilità degli ultimi governi, soprattutto quello Renzi, per aver ammazzato gli investimenti in energie rinnovabili. Greenpeace arriva a dire in un dossier che l’Italia è un’eccezione nel mondo, ma è vero?? Guardate il grafico qui sotto e chiediamoci perchè la disinformazione arrivi a livelli così deprecabili.
ren_inv_eu
Dati Bloomberg, grafico twittato da account OCSE – Direttorato Ambiente (@OECD_ENV)

Non so come sia possibile fermare questa marea di disinformazione, ma sarebbe urgente e doveroso fare qualcosa! Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio di leggere un altro articolo dove entro più nel merito delle varie tematiche legate al referendum.

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